Le difese dello stato malatestiano
Rimini ha da sempre esteso la sua potenza su un’ampio tratto del tuo territorio fino dall’epoca romana, estendendo la sua influenza si sulla pianura della Romagna che sulle colline delle Marche. Quando giunsero i Malatesta, sulla parte in collina che andava da Pennabilli a Verucchio controllando quindi la valle del Marecchia, e i Montefeltro e i Carpegna, Rimini vide in pericolo la sua supremazia. Dopo una serie di guerre e trattati, dal XIV secolo i Malatesta divennero vicari della Santa Sede e “conquistarono” Rimini. Così i due secoli successivi videro i Malatesta con identificazione di Rimini, loro infatti espansero il loro “potere” nelle Marche fino ad Ascoli Piceno, in Toscana fino a Borgo San Sepolcro, in Romagna fino a Cesena, però non sconfissero mai e a liberarsi dei loro scaltri e forti “signorotti” limitrofi: i Montefeltro, che anche loro ebbero un’origine imperiale che si ritagliarono prendendo i possedimenti dei Carpegna che possedevano e dominavano il monte Carpegna e la maggior parte del territorio vicino. Le guerre tra i Montefeltro e i Malatesta divenne particolarmente cruenta nella parte centrale del ‘400, quando le due famiglie erano capeggiate da Sigismondo Malatesta e da Federico da Montefeltro e si intensificarono maggiormente quando Federico fece comprare la città di Pesaro ad Alessandro Sforza suo genero, che era, assieme al territorio circostante, dei Malatesta. L’acquisto di Pesaro fu un accesso sul mare per i Montefeltro e metteva in crisi il dominio di Sigismondo che si vedeva il suo territorio diviso in due parti; allora infatti la sua potenza arrivava fino a Fano, Senigallia e Fossombrone, quindi perdendo Pesaro questa parte di territorio veniva tagliata fuori. Per scoprire l’architettura militare tra il XII e il XV secolo, basta andare nelle valli del Marecchia e del Conca; qui si trovano borghi forticati che si mescolano a rocche inespugnabili che potevano ospitare delle guarnigioni e a torri di vedetta finemente recintate. Gli edifici rimasti però sono stati rifatti e ammodernati o troviamo solamente dei ruderi illeggibili; bisogna ricordarsi, comunque, che se anche ne troviamo molte, queste sono solo una piccola parte di ciò che c’era e che a suo tempo aveva una grandezza ed efficienza e nel 1470 tutto il territorio risultava fortificato a livello capillare; questo perché regnava insicurezza ed incertezza e quindi i conflitti che si avevano con i nemici sia esterni che interni, aveva obbligato a dotare tutto quello che era di importanza strategica di notevoli difese, questo facendo anche modifiche in breve tempo anche considerevoli. Le fortificazioni dei Malatesta hanno subito trasformazione nel tempo per adattarsi ai nuovi stili di battaglie e alle nuove metodologie di assegio. Il maggior periodo fu quello sotto Sigismondo anche perché fu quando venne scoperta una nuova “diavoleria”: l’artiglieria. A quindici anni, Sigismondo diventa signore di Rimini (1432) e cominciò subito l’opera di ammodernamento di tutte le rocche del territorio: “Fin dalla sua adolescenza ha perfezionato ciò che a pena un’intera generazione avrebbe potuto fare”, scrive con elogio Marco Battagli. Sigismondo non rendeva le fortezze belle da vedere, ma funzionali e militarmente avanzate; aveva uno spirito pratico rivolto all’arte della guerra ed è soprattutto che si deve l’ideazione e il rifacimento delle difese dello stato malatestiano. Era una persona umile e chiedeva consigli, tanto che ottenne nel 1438 l’aiuto di Filippo Brunelleschi e di tutte le fabbriche che stava allora lavorando in tutto il territoria romagnolo e marchigiano. Tutte le fortificazioni ammodernate o ricostruite da Sigismondo hanno muri a scarpa molto inclinati, le mura esterne hanno una particolare articolazione che le rende espanse e irregolari, i torribastioni non tanto alti ma dalla base poligonale che risultano essere il preludio a quei bastioni rotondi che si videro solo in era più moderna. Alcune innovazioni si possono trovare nella logica della sistemazione dei percorsi che permetteva ai difensori il raggiungere ogni struttura e armamento in poco tempo, all’uso di terrapieni nelle cinte difensive e in parte nelle costruzioni interne. Tutte questi accorgimenti rispettano comunque quello che si può immaginare di un castello roccaforte: questi risultano essere massicci, imponenti, di forma poligonale, hanno un aspetto curioso grazie alle torri, merli e beccatelli e la loro altezza tipicamente medievale. Anche il luogo che veniva scelto per l’edificazione delle rocche ha la sua importanza, infatti questi sorgono su terreni aspri ed a formare una serie di baluardi che si affiancano e si difendono a vicenda, potendosi sempre tenere in costante contatto visivo; questi erano asserragliati quasi a costituire i castelli stessi, delle proprie difese contro i Montefeltro e San Marino. A Sigismondo si deve non la realizzazione delle strutture che erano già presenti, ma alla razionalizzazione delle strutture prese una ad una e all’organizzazione del piano difensivo che si doveva muovere come se tutti i castelli fossero uno solo: quindi alcune di queste roccaforti vennero abbandonate o trascurate, altre vennere migliorate o rifatte, ma tutte vennero unite fra di loro proprio per essere più compatte.



