La valle del marecchia
Tra Pennabili e Verucchio il territorio è ricco di testimonianze di storia e d’arte. A Pennabilli, tra la strada e il Marecchia, sorge la piece di San Pietro in Messa, realizzata completamente in pietra formata da un interno a tre navata con una facciata stupenda, risale all’epoca romanica (XII secolo). Giovanni Malatesta regalò dei terreni a questa pieve (nel 1200). Dall’altra parte del fiume si può esplorare il paese di Petrella Guidi che ormai è disabitato ma resta comunque intatto nella sua fisionomia medievale costituito da ruderi di una roccaforte composta da una torre maestosa edificata dai Tiberti fra il XII e il XIII secolo. Su questa torre ancora si possono trovare tracce dell’intonaco originale per dimostrare che essere erano sia intonacate che pitturate con colori che rappresentavano gli araldi di famiglia che si potevano vedere dal paesaggio circostante. Uno stemma malatestiano di Galeotto Malatesta, fa ancora la sua presenza sul portone delle mura, a questo si affianca un altro stemma però degli Oliva che difesero i Malatesta fino al Quattrocento, oltre a questi vi è pure uno stemma a chiavi incrociate della Chiesa. Proseguendo oltre la strada, si arriva a Sant’Agata Feltria, dove troviamo il roccione del “Sasso del Lupo”, qui c’è una roccaforte malatestiana ristrutturata da Federico da Montefeltro che ha fatto aggiungere un bastione studiato da Giorgio Martini. Scendendo da Pennabilli si incontra il monte di Maialetto con i suoi resti di un castello malatestiano, che fu rasa al suolo nel 1639 da un fulmine che si schiantò sul magazzino delle polveri da sparo, ora restano solo due bastioni poligonali e una parvenza di quello che fu la rocca. Protetto da questa fortificazione, c’è il paese di Maiolo che fu conteso dalla Chiesa, dal Vescovo del Montefeltro, dai Faggiolani, dai Malatesti e dai Montefeltro, ma anch’esso fu distrutto da una frana il 29 maggio 1700 ancora visibile sul fianco del monte. Sempre sulla strada divenuta ormai pianura, di vede San Leo e il suo castello costruito su una rupe calcarea e resa imprendibile dai fianchi scoscesi. Questa è considerata la capitale “storica” del Montefeltro, chiamata nell’antichità “Mons Feretri” e si pensa sia questa l’origine della casata dei Montefeltro. San Leo è comunque un importante centro strategico per il dominio dell’entroterra e quindi si spiegano le cruente lotte tra Longobardi e Bizantini. Bisogna ricordare che proprio qui si concluse la guerra di Berengario II contro Ottone I il 26 dicembre 963, dove il primo riuscì a catturare l’imperatore dopo un lungo assedio conquistando la città inespugnabile. La strada “Marecchiese” che affianca il Marecchia, è sorvegliata da due rupi: Pietracuta e Saiano. Saiano è uno scoglio alto nel fiume, qui sorge una chiesa antica immolata alla Madonna, con un presbiterio che ricorda le “celle tricore” bizantine a trifoglio e una grande torre in conci d’arenaria. Nel Montefeltro le torri sono cilindriche e si rifanno ad una manufattura tipicamente romana e bizantina anche se sembrano state create molto più lontane nei tempi (XIII secolo). Queste si trovano in diversi comuni: Montegrimano (Ca’ Manente), Sestino (Monte Romano), Pennabilli (Maciano), Casteldelci (Torre di Monte), Badia Tedalda (Cicognaia), Borgopace (Torre di San Martino). Scorticata riesce a comunicare con il castello di Montebello e fino a San Giovanni in Galilea, tramite una “linea” composta da rocche e castelli che unisce le valli dell’Uso e del Rubicone a Rimini. Montebello è un paesino grazioso, con un castello davvero interessante; questo è stato più volte ristrutturato (dai marchesi di Bagno) ed è bello da visitare grazie alle sue strutture e ai meravigliosi “pezzi” di paesaggio che si vedono dai suoi spalti che danno sulla valle del Marecchia e su quella dell’Uso. Proseguendo per la valle si noterà subito il paesaggio divenire “dolce” e quindi incontrare Poggio Berni e il suo Palazzo Marcosanti che “impera” sulla strada da una piccula altura: inizialmente questa era una fattoria ristrutturata a fortificazione dai Malatesta e ancora si vedono le strutture del trecento. La scarpata e i portali ogivali in pietra e cotto, fanno bella mostra di sé assieme al centro del corpo principale e alla grande corte. Nella pianura si vede la bella torre del Duecento dei Battagli adornata da merli ghibellini. La sua torre difendeva una fattoria modificata a fortificazione (soprannominata “tomba”): questa era una muraglia difensiva con all’interno le case dei “villani”, le stalle e i magazzini dove venivano custodici il raccolto e gli attrezzi. Tra il Marecchia e l’Uso vi è Santarcangelo che è costruita su una collina; di edilizia modesta, con le sue pittoresche stradine che si stagliano in piccole piazze, è tra le città meglio conservate della zona. La parte antica della città è ancora avvolto dalle mura quattrocentesche che furono ammodernate da Sigismondo nel 1447 e che vi fece appendere delle epigrafi di marmo; fece anche costruire la roccaforte all’estremità del colle a fianco alla gigantesca torre fatta fare da Carlo Malatesta nel 1386. A suo tempo gli scrittori definirono questa torre, una delle meraviglia d’Italia per la sua altezza ed ha continuato a meravigliare tutti per la sua imponenza e bella per metà secolo; purtroppo le guerre ormai avevano cambiato strategie e non si facevano più con catapulte in legno, bensì con bombarde in bronzo e quindi Sigismondo dovette farla abbassare utilizzando la parte basse come mastio angolare per una nuova roccaforte a forma quadrata con torrioni poligonali dove potevano starci diversi soldati. Questa roccaforte ha perso anch’essa i suoi beccatelli e merli, ma resta ugualmente adornata di iscrizioni in caratteri epigrafici antici e latini. Sotto il cortile si stende un pittoresco ciottolato sotto il quale resiste una cisterna medievale funzionante, da qui è possibile arrivare al mastio che è la base della maestosa torre del Trecento di Carlo Malatesta che ha una parte delle sue vecchie scale a chiocciola mimetizzata nelle murature imponenti: queste rendevano possibile comunicare tutti i piani. Il 10 ottobre 1432 morì Galeotto Roberto Malatesta (chiamto “beato) in una sala di questa torre, egli era il nipote e quindi il successore di Carlo ed era anche il fratello di Novello e Sigismondo Malatesta. Il “delitto d’onore” di Gianciotto (l’uccisione di Paolo il bello e di Francesca da Rimini), è ambientato in questa torre dai fantasiosi scrittore dell’Ottocento. Dalla terrazza del mastio si gode un paesaggio senza eguali: su tutti la vista del cipresseto pittoresco e magnifico quanto fastidioso per l’unione con la murature: da qui si può vedere la vasta distesa che dalla valle del Marecchia si allarga per tutte le colline fino a San Marino e da Cesena fino al mare. Nei pressi del fiume si può intravedere la Pieve: questa era una basilica bizantina composta da un’unica navata creata nel VI secolo a fianco alle abitazioni romane: questa è tutt’ora la meglio conservata e più antica pieve di tutta la Romagna.



