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Il territorio riminese

Rimini ha una sola parte di pianura nel suo territorio. Alle spalle della città si trovano le colline di Covignano e poco più in là il Monte Titato (San Marino). Oltre alla sua caratterizzazione il Monte Titano è massicio ed è una prima presenza dell’Appennino che si stende da sud fino all’orizzione, e da oriente fino al promontorio di Gabicce, rendendo il paesaggio frastagiato e movimentato. Diversi fiumi pluviali larghi e ghiaiosi, rendono vario questo terreno e i suoi dislivelli. I più importanti di questi rigagnoli sono: il Marecchia che sorge in Toscana all’Alpe della Luna nei pressi del Tevere; e il Conca che nasce a Montefeltro alle pendici del monte Carpegna. Le valli che questi due corsi d’acqua formano dopo essere separati dal Monte Titano, rappresentano tutto il territorio di Rimini, che dalla Val Padana si estende fino all’Adriatico e all’Appennino fino ad arrivare nei pressi delle Marche. I confini di questo territorio non sono marcati o visibili ed è impossibile incontrare o trovare tracce di confini naturali quindi il passaggio nella zona del Montefeltro risulta essere impercettibile. Però il Montefeltro mantiene un suo carattere con il suo territorio prevalentemente collinare e montuoso che appartiene alla diocesi dei Montefeltro e che nel medioevo estendeva la sua giurisdizione fino alle valli del Savio e del Foglia, così da occupare un punto stratigico tra la pianura padana e il meridione della penisola. Questa è sempre stata una zona particolarmente interessata fin dal Medio Evo e quindi l’unificazione politica e amministrativa è sempre stato un miraggio; quindi le comunità di questo territorio hanno mantenuto la loro autonomia e questo grazie all’assenza di qualcuno in grado di sottometterle. Da notare che Montefeltro non ha mai avuto una sede stabile per il vescovo fino al XVII secolo che si doveva spostare nelle varie residenze che veniva adibite alui nelle città di Talamello, San Leo, Montetassi, Pennabilli, San Marino, Valle Sant’Anastasio. Di tutte queste comunità, l’unica che ha mantenuto la sua autonomia, è la Repubblica di San Marino e che durante la sua vita, si è affiancata spesso ad Urbino e alle Marche piuttosto che a Rimini e alla Romagna. Il passo di Viamaggio che porta in Toscano e poi al Tirreno, è stato un punto importantissimo già dall’antichità. Fu poi rafforzata dai Romani e fu teatro di una battaglia tra Goti e Longobardi e Bizantini che volevano conquistarla per la sua importanza strategica: questa contesa si è pure riproposta in tempi recenti con la seconda guerra mondiale e la famigerata “linea gotica”. Tutte queste lotte hanno fatto sì, che si formassero piccole autonomie signorili e si deve aspettare che la Chiesa, che era la diretta proprietaria, per l’unione di tutto esercintando la sua “alta sovranità”. L’asprezza delle lotte ha fatto sì che la strada antica che attraversa la valle è rimasta interrotta e inefficiente fino al 1924 quando fu riaperta. Le valli del Conda e del Marecchia sono ricche di torri, rocche e castelli proprio perché i villaggi dovettero difendersi tra l’alto e il basso Medioevo. Questa è riconosciuta come la “regione o provincia dei castelli” già dall’VIII secolo. Questi castelli non cercano di nascondersi all’occhio, bensì vogliono farsi ammirare per la loro potenza, essi erano costruiti con la pietra di quei luoghi che venivano “innestate” sul terreno scosceso come fossero gemmazioni spontanee. Queste roccaforti ravvivano il paesaggio che è molto vario, a volte lo si potrebbe definire “pittoresco” per via dell’altezza dei crinali ma soprattutto, per i massi calcarei che si trovano anche di grandi dimensioni: questo è il Monte Titano, Sasso Simone e Simoncello per ricordare i più importanti, oppure anche la rupe stupenda di San Leo.













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